Type and press Enter.

Madeleines, capricci e umori…e un po’ di Proust

Di che umore siete oggi?

La mia Alessandra ha 16 anni. La perfetta rappresentazione da manuale dell’adolescenza. Fiorello deve averla conosciuta, perchè quando imita le “pischelle” la ritrovo in tutto e per tutto. Dott. Jeckill e Mr Hide in versione “scialla!”, sarebbe di che farne la sceneggiatura di un film. Emanuele dice di non capire.  Io invece qualcosa ricordo, ma non posso confessare di essere stata anche peggio alla stessa età, non potrei mantenere un fronte solido.  Lei si giustifica facendo appello all’andamento ormonale: “sbalzi, mamma…”

Io resisto e le cucino cose buone, perchè ai sapori, ai profumi di casa, non può sfuggire…un giorno riaffioreranno!

Ci sono i capricci e qualche volta devo girare la testa per non sorridere. Anch’io ogni tanto vorrei fare un capriccio. Di quelli esagerati, come i bambini che urlano sdraiati per terra in mezzo al supermercato, dove le mamme quasi si scusano sommerse da impiegabili sensi di colpa.

Ma non si può.

Mi limito a capricci editoriali, i miei libri di cucina: se cucinassi tutto quello che leggo e che possiedo, sarei sulla guida Michelin.

Ultimo acquisto il libro di Sandra Mahut edito da Biblioteca Culinaria sulle Madeleines. Alla fine del post trovate ovviamente (come potrei evitarlo??) Proust e le Madeleines di Combray.

Madeleines, piccoli capricci, con quella gobbetta ribelle da un lato e l’ordine geometrico della conchiglia dall’altro. La seduzione femminile, anche Venere è nata da lì.

Due ricette base: la salata e la dolce, con fantasiose varianti. Si può scegliere seguendo l’umore della giornata.

Appunti di cottura: l’impasto deve raffreddare e riposare almeno 30 minuti prima di essere messo a cucchiaini dentro gli stampi. Non esagerate con le quantità, in cottura crescono molto. Si cuociono in forno ventilato già caldo a 200° per 4 minuti, poi si abbassa a 180° per altri 4 minuti. Ho provato sia lo stampo classico in metallo antiaderente, che quello in silicone. Decisamente meglio il secondo.

Ricetta base dolce: lavoro con la frusta elettrica 2 uova (grandi) con 120g di zucchero (la ricetta originale ne prevede 150, ma a me sembrava troppo dolce). Poi aggiungo 150g di farina 00 setacciata insieme a 1 cucchiaino di lievito per dolci, 2 cucchiai di latte e 125g di burro ammorbidito. Faccio risposare per almeno 30′ in frigo. Tutti gli ingredienti per le varianti si aggiungono prima di mettere in frigo.

Variante cioccolato fondente: ho aggiunto 50g di cioccolato fondente al 70% fuso.

Variante caffe: ho aggiunto all’impasto 20g di Nescafè sciolto con poche gocce d’acqua

 

Variante liquirizia: si aggiunge 1 cucchiao di liquerizia in polvere all’impasto base dolce. E’ la più sorprendente! al posto del the, una tisana al finocchio.

Ricetta base salata: ho mescolato 100g di farina 00 setacciata con 3 cucchiaini di lievito, 2 uova intere, un pizzico di sale, una macinata di pepe, 2 cucchiai  di olio extravergine, 20g di burro fuso, 2 cucchiai  di Parmigiano grattugiato, 4 cucchiai di latte. Faccio riposare 30′ in frigo prima di mettere negli stampi e infornare

Variante pesto verde: si aggiunge 1 cucchiaio di pesto genevese già pronto alla base salata

Variante pesto rosso: ho frullato 25g di pomodori secchi, con 30g di Parmigiano grattugiato, 30g di olio extravergine di oliva. Del pesto che ho ottenuto, ne ho aggiunto un cucchiaio alla base salata

 

Variante prosciutto: ho aggiunto  alla base salata una fetta di prosciutto, tagliata spessa e frullata.

ed ecco Proust “Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 comments

  1. CIAO MARIA…………….E UN PO CH CHE NON GUARDO LE TUE NEWS CULINARIE
    HO FATTO E FINITO IL TRASLOCO……………..QUINDI FARO’ AL PIU’ PRESTO UNA CENA CON QUALCHE TUA IDEA…………..BRAVA IL SITO E SEMPRE PIU’ BELLO,
    LE FOTO SEMPRE STUPENDE E SONO LE 6 DI SERA MI MANGEREI TUTTO!!!!

    UN ABBRACCIO ALL’OSSOSOBUCO !!!!ALI

    1. ciao Ali! bentornata!!!
      com’è la casa nuova???????

  2. pensare che l’altra sera gli ho assaggiati in due gustose varianti :-)….beh insomma qui sull’abbinamento io consiglierei un bel Thè Bianco, in quanto ogni vino dolce potrebbe limitare la piacevolezza di questi sfiziosi “biscottini”….Se invece pensiamo alla versione salata io consiglio un fresco e stuzzicante Cartizze di Valdobbiadene e consiglio vivamente un produttore in particolare “Col Vetoraz”….ecco adesso mi è venuta fame 🙂

  3. ale sei una certezza, buona pasqua!

  4. Le proverò sicuramente, sia dolci, sia salate.
    Buona Pasqua!

Translate »