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Pasta ammuddicata…

w-pasta-ammuddicata-Pasta ammuddicata, con la mollica. Ci sono ricette che appartengono alle costa del mediterraneo. Prendete i seguenti ingredienti: pasta lunga, acciughe (fresche o sott’olio), mollica di pane. Metteteli nella barra di Google e scoprirete cosa vuol dire globalizzazione. Come al solito cucina docet, la globalizzazione è nata con i mestoli e le padelle, insieme a questa ricetta. Ammuddicata appunto…mediterranea, ma fortemente ricetta urbana, perchè buona e veloce.

Per me è la ricetta del frigo vuoto, perchè anche quando l’eco è doppio, in dispensa ho sempre un barattolino di acciughe sott’olio e del pangrattato, datemi retta questi due ingredienti sono indispensabili, sempre.

In Calabria è la “pasta ammuddicata”, in Salento c’è la generosa aggiunta di pomodorini freschi,  anche in Basilicata si prepara,  in Sicilia è la “pasta cu l’ancioi e ‘a muddica”. Faccio notare che in Spagna le acciughe si chiamano “anchoas” e soprattutto quelle cantabriche sono buonissime, chi dice le migliori del mondo, perchè il mare lì è freddo e ricco di nutrienti. In Italia ci sono le alici de Golfo di Cetare (Campania) e quelle di Cefalù. Le migliori sono le primaverili, meno grasse.

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Ma torniamo alla ricetta. Se avete fatto voi le alici sotto’olio, (avevo pubblicato la ricetta qui), pasta-coccola pasta sarà ancora più buona e lo stesso vale per la mollica fatta, in casa con il pane secco avanzato.

Io invece avevo le acciughe sott’olio di Zarotti, nella versione Cetara più grandicelle e saporite e un mezzo pacchetto di pasta Cocco che chiamava dalla dispensa. (Questa è pubblicità gratuita sappiatelo…)

 

Cosa manca? Olio extravergine di oliva, aglio, peperoncino rosso.

Poi è davvero semplice. Mentre l’acqua bolle, in una padella grande a sufficienza per accogliere dopo tutta la pasta, ho riscaldato a fiamma bassissima 5 cucchiai d’olio extravergine con 2 spicchi d’aglio e del peperoncino piccante. Dopo due minuti, ho aggiunto almeno 6 acciughe sott’olio ben sgocciolate e ho aspettato che si sciogliessero. Ogni tanto mi aiutavo con qualche colpo di cucchiaio di legno. Importante è che nulla bruci, soprattutto l’aglio che dà quel gusto amaro che poi ti perseguita tutta la sera.

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Non appena la pasta è al dente, con la pinza (non lo scolapasta!) la trasferisco in padella, aggiungo un mestolino di acqua di cottura e aspetto che sugo e pasta si conoscano e si piacciano. Senza fretta, rigiro la pasta nel sugo, se serve aggiungo ancora dell’acqua di cottura, ricca d’amido che rende il tutto ben legato. In ultimo il pane grattugiato. Quanto? Un cucchiaio a testa direi… sufficiente per dare corpo al sugo, ma non troppo perchè altrimenti diventa troppo asciutto e poco sugoso. Solo a questo punto, assaggio e regolo con del pepe macinato.

Appunti di cucina: in questo caso meglio dimenticarsi del sale, sia nell’acqua di cottura della pasta, che nel sugo. Le accciughe sott’olio sono sempre piuttosto saporite, e solo quando la pasta è ben mantecata nel sugo, si assaggia e si fanno gli ultimi aggiustamenti.

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Pasta ammuddicata…
Ingredients
  • 420g pasta lunga
  • 12 acciughe sott’olio
  • 4 cucchiai pane grattugiato
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 peperoncino rosso piccante
  • sale e pepe

Instructions
  1. Cuocere la pasta in acqua bollente NON SALATA
  2. In una padella a fuoco basso riscaldare l’olio evo con l’aglio sbucciato e il peperoncino
  3. Aggiungere le acciughe e far sciogliere
  4. Unire la pasta e un mestolo di acqua di cottura della pasta
  5. Far insaporire nel sugo per qualche minuto
  6. Aggiungere il pane grattugiato
  7. Assaggiare e regolare di sale e pepe

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Il dado fatto in casa. Assolutamente urbano.

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Prima o poi doveva succedere. Tutto è iniziato qualche tempo fa, ho smesso di comprare il dado. Praticamente lo usavo solo per fare il risotto, quando ero di fretta, ma ugualmente sentivo la coscienza tampinarmi con i dubbi. Non voglio aprire qui una filippica sui dadi, ma certamente una rapida lettura degli ingredienti, qualche riflessione sulla qualità della carne utilizzata, immagino non polpa di chianina, ha fatto sì che ad un certo punto i dadi sparissero dal cassetto della cucina.

Non è semplicemente la presenza del glutammato di sodio (se volete approfondire leggete questo interessante articolo di Dario Bressanini), ma mi infastidiva l’idea di aggiungere un sapore nato fuori dalla mia cucina: piatto, commerciale, indistinto… scegliete voi una definizione. Un po’ come mettersi una divisa, anzichè scegliere i propri sapori.

Ho sempre cercato di cucinare con poco sale -ne è testimone la saliera tra le mani di mio suocero- ma il dado nel cestino mi è sembrata una svolta: controllare tutto ciò che arriva in tavola.

Il glutammato è una sostanza che esiste in natura, ma è l’eccessivo uso che non condivido, anche perchè un’alternativa c’è ed è a vostra portata: il dado si può fare in casa e non è necessario essere dei fenomeni. Per la versione liofilizzata c’è bisogno di un essicatore, ma per la versione crema basta un robot da cucina e i vostri ingredienti.

Se poi avete il Bimby, questa è al ricetta giusta.

 

Convincere Luigi è stata la parte più complicata. Alla fine, grazie alla mia ben nota capacità diplomatica(?),  abbiamo trovato un accordo: può farsi la mattina “Eggs and bacon”, a patto di non pretendere più il dado.

Ma vi pare???w-ingredienti-brodo

Il dado non è altro che un concentrato di carne e aromi. Quindi ho rosolato 300g di carne trita di manzo con un cucchiaio d’olio. Con un cucchiaio di legno lo schiacciavo in modo da non fare grumi,  poi ho aggiunto 1 cucchiaino da caffè di concentrato di pomodoro e le verdure (pulite) tagliate a tocchetti: 100g di cipolla, 100g di carota 100g di sedano. Servono a questo punto gli aromi: qualche foglia di alloro, 20g di prezzemolo fresco in foglie, qualche foglia di salvia. ho versato 125ml di vino bianco e… 200g di sale grosso. Il sale è il nostro insaporitore e il nostro conservante.  Ho fatto cuocere per 40 minuti, non coperto, poi ho frullato. Basta è pronto.

Si conserva in un vasetto per 10 giorni in frigorifero, ma si può mettere nelle vaschette del ghiaccio ed ottenere dei cubetti surgelati, che in freezer durano molto di più.

Oppure potete essiccarlo. Ammetto mi sono regalata l’essicatore Biosec. Distribuiso melle essicate e dado liofilizzato. Funziona da solo, 16 ore. Farlo nel forno sarebbe sicuramente più dispendioso e nel forno a microonde, un po’ più noioso.

Appunti di cucina: io ho usato carne di manzo, ma a vostra scelta potete usare solo carne di pollo, o di vitello o mista. Come preferite…

 

2.0 from 2 reviews

Il dado fatto in casa. Assolutamente urbano.
Ingredients
  • 300g carne tritata
  • 100g carote
  • 100g cipolla
  • 100g sedano
  • 200g sale grosso
  • 20g prezzemolo
  • alloro, salvia
  • 125ml vino bianco
  • 20g olio extravergine di oliva

Instructions
  1. Rosolo la carne con l’olio extravergine di oliva
  2. Aggiungo le verdure pulite e tagliate a pezzi
  3. Unisco gli aromi
  4. Verso il vino bianco
  5. Aggiungo il sale grosso, mescolo e cuocio 40 minuti
  6. Frullo

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Cena in bianco di Torino: spaghetti con ricotta, pomodorini e profumo di limone


Più passano gli anni e più i contrasti si accendono. Voglia di viaggiare abbinata ai piccoli piaceri della vita di quartiere, bianco e nero, il gusto delle vecchie amicizie e la meraviglia dell’intesa con il nuovo. Il network foodblogger poi è una fucina di umanità, condisione e passione che rende tremendamente reale ciò che tutti considerano banalmente virtuale.
In questi giorni poi dove in qualche modo il nostro destino sembra essere nelle stanze dei bottoni così lontane, l’idea di scendere per le strade, una bandiera bianca con cui riconoscersi, riappropriarci di una dimensione umana delle piazze di una volta…mi ha conquistato!
Una cena in bianco, a Torino, organizzata come flash mob, ossia con data e luogo segreti fino all’ultimo, per strade e piazze della città, a cui tutti sono invitati e tutti ne sono protagonisti. Gratis la partecipazione.
Ogni partecipante dovrà portare con sé sedie e tavolino pieghevoli (bianchi!) e vivande al seguito, tovaglia bianca, piatti e bicchieri non di carta, magari candele, acqua e/o vino e ovviamente essere vestiti in bianco! Un gigantesco picnic collettivo

Tutte le informazioni sulla pagina Facebook che trovate qui e chi si volesse iscrivere deve mandare una mail a cenainbiancotorino@gmail.com per avere tutte le istruzioni.

La mia ricetta bianca è semplice: mentre 400g di spaghetti cuociono in acqua bollente, scaldo nel microonde 80g di olio extravergine di oliva con due spicchi d’aglio per un minuto. Tolgo dal microonde e aggiungo 200g di ricotta vaccina, mescolo fino ad ottenere una crema, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta per avere una consistenza cremosa, sale pepe e la buccia grattugiata di un limone. In un padella salto con poco, veramente poco d’olio, 6 pomodorini, lavati, svuotati dai semi e tagliati a spicchi insieme a qualche fiore di zucchina sfilacciato. Giusto il tempo di scolare la pasta, saltarla in padella, aggiungere la crema di ricotta, forse poca acqua di cottura ancora, sale e pepe

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Cena in bianco di Torino: spaghetti con ricotta, pomodorini e profumo di limone
Prep time: 
Total time: 

Ingredients
  • 450g spaghetti
  • 250g ricotta vaccina
  • 6 pomodorini
  • 6 fiori di zucchina
  • 2 spicchi d’aglio
  • 80g olio extravergine di oliva
  • 1 limone
  • sale, pepe

Instructions
  1. Buttare la pasta in acqua bollente salata
  2. Riscaldare in microonde per 20 secondi l’olio con l’aglio sbucciato
  3. Diluire la ricotta con l’olio e qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta
  4. Aggiungere la scorza del limone grattugiata
  5. Saltare in padella i pomodorini, lavati, svuotati dai semi e tagliati a spicchi insieme ai fiori di zucchina sfilacciati
  6. Scolare la pasta e saltarla in padella con i pomodorini
  7. Aggiungere la crema di ricotta, regolare di sale e pepe
  8. Diluire con altra acqua di cottura se necessario

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Fregula sarda risottata con calamari e pomodorini

La fregula sarda è un ottimo ingrediente da tenersi in casa, perchè diventa un primo veloce, quasi piatto unico, ma alternativo alla pasta, soprattutto la domenica. Mi ricorda un po’ la Fideuà spagnola, che in pratica  è una paella di riso, ma anche il cous cous.  Sembra quasi che lungo le  coste del Mediterraneo le idee abbiano viaggiato molto, utilizzando quegli ingredienti comuni che il sole, il mare e i campi mettevano a disposizione: grano, pesce e verdure. Normalmente la si cucina con le arselle, ma a me erano avanzati dei calamari, un po’ di brodo di pesce e dei buoni pomodrini perini.

Appunti di cucina La fregula è un tipo di pasta che un tempo le donne preparavano mescolando semola, acqua e uovo; in un recipiente rotondo lavoravano con i polpastrelli l’impasto fino ad ottenere delle palline più o meno piccole

Ecco la ricetta. Mentre 1l di brodo di pesce riprendeva a bollire, ho scaldato in una casseruola dal fondo tondo 4 cucchiai di olio extravergine di oliva con 10 pomodorini lavati, asciugati e tagliati in quarti e con uno spicchio d’aglio in camicia e schiacciato. L’aglio non deve friggere, ma cedere sapore e soprattutto non bruciare perchè diventa amaro. Quindi ho lasciato scaldare per bene prima di aggiungere 250g di fregula sarda. L’ho tostata per renderla croccante come si fa con il riso, prima di inizare ad aggiungere qualche mestolo di brodo di pesce caldo. La fiamma deve essere piuttosto allegra. La fregula tende as assorbire velocemente il brodo perchè vuole “reidratarsi”, quindi bisogna stare lì, mescolare e versare brodo.  Dopo 5 minuti ho aggiunto anche 300g di calamari, affettati per il lungo + i ciuffetti. Più o meno ci vogliono 15  minuti. Quando è cotta, ma ancora al dente, ho spento, regolato di sale e pepe  e spremuto un limone.

Decidete voi se la volete più o meno brodosa, un risotto molto, molto all’onda o una zuppetta davvero golosa. Certo se avessi una fregula fatta a mano, sarei più contenta ma kitcheninthecity è cucina di città quindi vale quello che ho trovato al supermercato…

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Linguine con zucchina trombetta e calamari, per Giovanna Picard’ fans club..


Giovanna è la mia amica delle medie, parlo di compiti insieme, compiti copiati e giri in centro per Natale, quando il portafoglio conteneva ben 15.000 Lire e con questo ingente capitale compravamo 10 regali. Ci siamo perse di vista per davvero tanto tempo, ma, come sempre accade, l’intervallo non ha rotto la confidenza e le chiacchiere fluiscono che è un piacere. E’ la mia dose di buon’umore, ironia tagliente la sua, tant’è che spesso con quello che commenta rido da sola.    Date  un ‘occhiata al suo blog http://serinascofaccioilcane.blogspot.com. C’è solo un piccolo ma…ed è la sua frequentazione esagerata e a 360° di Picard. Premessa che non ho nulla contro i surgelati, fino a quando si parla di ingredienti, ma quando si va al piatto pronto…beh.. allora noooo, ma daaai…
E così ho deciso di dedicarle una ricetta che: 1 – è veloce come lo scongelamento di un piatto surgelato, 2 – contiene almeno un ingrediente surgelato, ovvero i calamari, 3 – facile

L’ingrediente “speciale” è la zucchina trombetta, molto più buona e mano amara delle solite zucchine.

Appunti di cucina  In genere le zucchine non sono l’ingrediente di maggior soddisfazione in cucina. “Conzala como vuoi, sempre cucuzza resta” … “Se il cuoco è bravo anche le zucchine sono buone”… tanto per citare qualcosa! Ma la Trombetta ha qualcosa di speciale, quindi se la trovate provatela. La riconoscete dalla buccia chiara e dalla forma allungata.

Secondo ingrediente: calamari, freschi o surgelati ma non troppo grandi. In ultimo la scorza di un limone profumato, di Sorrento se potete o almeno non trattato.

Ricapitolando: 300g di zucchine trombetta, 300g calamari, 400g linguine, la scorza grattugiata di mezzo limone, 4 cucchiai olio extravergine di oliva, aglio, sale e pepe

Ho messo su l’acqua per la pasta e quando ha raggiunto il bollore ho salato con sale grosso e buttato a cuocere le linguine. Nel frattempo ho lavato, asciugato e tagliato le zucchine, un po’ a dadini e un po’ a fettine, dove la zucchina si arrotondava. Ho anche pulito i calamari: si stacca il ciuffetto di tentacoli, si elimina il dente, si pulisce la sacca. Poi l’ho aperta e tagliata per il lungo a striscioline, così poi si arricciano mentre cuociono.

In una padella ho scaldato l’olio con lo spicchio d’aglio pelato e quando iniziava a sfrigolare ho aggiunto le zucchine. Bisogna salarle subito, per farle rimanere di un bel verde. Quando alle linguine mancavano pochi minuti, ho aggiunto tutti i calamari. Ancora un pizzico di sale, una macinata di pepe per fare un buon sughino.

A quel punto le linguine erano ben al dente pronte ad essere scolate e saltate in padella per qualche minuto. Avevo conservato un po’ di acqua di cottura per amalgamare.

Una volta via dal fuoco, ho grattugiato la scorza di limone. Il profumo che mancava.

 

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Pesto di basilico, il buono delle ricette semplici.

Pesto di basilico, una ricetta davvero banale…mi son detta. Ma siccome vorrei che Kitcheninthecity fosse soprattutto utile, il pesto ci sta.  In realtà non tutti lo sanno fare, o non sanno quanto è facile farlo e finiscono con il comprare quello  già fatto. Non ho nulla in contrario ai prodotti industriali, quelli buoni intendo, ma trovo che ci vuole davvero poco per farlo  ed è proprio da queste semplici ricette che la cucina può diventare simpatica e l’autostima crescere.

Mentre frullavo ieri sera, due telefonate, due amiche e la ricetta del pesto. Sabrina l’ha fatto in tempo reale, Aly aspetta la ricetta sul blog.

Mi piace mettere a punto queste ricette semplici. Inizio curiosando sul web, tra i miei libri e poi faccio le prove cercando di capire il punto della ricetta che fa la differenza. Nel caso del pesto ho notato che raramente viene indicata la quantitò di basilico in grammi ma il numero di foglie. Grandi? Medie?

Appunti: nel caso del pesto  il punto cruciale  è non far scaldare il basilico mentre  lo si frulla, perchè allora il profumo è perso e la salsa  diventa amara e scura. Dò ovviamente per scontato  il minipimer al posto  del mortaio di marmo. Ma era proprio il pestare (…da cui il nome…) le foglie con un “pestello” di legno dentro al mortaio di marmo che garantiva il risultato in termini di colore e profumo. Allan Bay nel suo “Cuochi si diventa” suggerisce un ottimo trucco: mettere le lame del minipimer e il contenitore in freezer per 10 minuti. Faccio mio e vado oltre: nel contenitore metto l’olio e i pinoli.

Passiamo alle quantità: 30g di foglie di basilico (ligure), 15g di pinoli leggermente tostati in padella e raffreddati, 15g di pecorino e 15g di Parmigiano Reggiano grattugiati fini, 60g di olio extravergine di oliva, una punta d’aglio fresco, un pizzico di sale grosso

Pinoli tostati: tostare vuol dire passarli per qualche minuto in padella senza aggiunta di nient’altro; non devono  scurire,  ma solo lucidarsi un po’ e guadagnare in profumo. Quando non sono più caldi li aggiungo all’olio nel recipiente in freezer.

Passo le foglie di basilico (niente gambi please…) con una pezzuola umida,  non le lavo, poi asciugo con delicatezza. Il tempo di preparare il basilico, grattugiare i formaggi (fini mi raccomando perchè il frullatore deve occuparsi solo del basilico…) e posso togliere le lame del minipimer e il recipiente con olio e pinoli dal freezer; aggiungo tutti gli altri ingredienti e frullo. Non ci vuole neanche un minuto.

A questo punto assaggiate e decidete a voi come piace. Più aglio? Meno formaggio? Un cucchiaio in più di olio? Mia suocera aggiunge una punta di Philadelphia, rendendolo la salsa un pochino più acida. Provate e poi ditemi.

Si può congelare a lungo. Oppure si conserva per qualche giorno in frigorifero coperto da uno strato sottile di olio.

Appunti 2: Il pesto non deve mai cuocere.Si mette nel fondo della ciotola dove si condisce la pasta e va allungato con un po’ di acqua calda di cottura della pasta, quando già sta insaporendo la pasta.

Appunti 3: se siete fanatiche della tradizione, pelate e tagliate a tocchetti 2 patate grandi, pulite e tagliate a pezzettini due manciate di fagiolini. Si cuociono nella stessa acqua della pasta. Li aggiungo prima che l’acqua arrivi a bollore e li scolo insieme alla pasta.