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Risotto alla zucca, rosmarino e mantecato al pecorino. Ma come si fa un risotto?

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E’ uno dei miei preferiti. Assaggiato una sera da Angelica è stato amore a prima vista: la zucca dolce bilanciata in mantecatura dal pecorino romano, il profumo di rosmarino che avvolge non appena il piatto arriva in tavola.

Zucca e pecorino si esaltano a vicenda senza che uno prevalga sull’altro. Un po’ come il pizzico di sale che si mette nei dolci, una furbizia buonissima.

Partiamo dal risotto. Ho già detto qualcosa qui, ma vorrei aggiungere qualcosa. Il risultato dipende innanzitutto dal tipo di riso che scegliete. Due possibiltà: Carnaroli e Vialone nano, risi dal chicco più lungo rispetto all’Arborio, ma soprattutto rilasciano meno amido e perciò il chicco rimane più integro e al dente. Quindi Arborio soprattutt per minestre e tutte quelle ricette dove il chicco si deve sentire meno.

Poi la parte della tostatura: dopo aver soffritto la cipolla – tritata sottile- a fiamma dolce, si aggiunge il riso, si alza la fiamma e si fa tostare qualche minuto, senza bruciare la cipolla che è sempre lì.  E’ il momento in cui siforma una piccola “corazza” che aiuta il chicco a rimanere integro. Quando è pronto? Ascoltatelo. Non appena “sfrigola” è il momento di sfumare con il vino bianco, lasciar evaporare l’alcool e iniziare a versare il brodo. (in questo caso di verdure)

E qui ci giochiamo il risultato finale: il riso deve cuocere nel brodo, ma non esserne inondato, altrimenti sembrerà bollito. La più bella descrizione è che bisogna farlo soffrire…e aggiungere brodo, ben caldo -altrimenti si interrompe la cottura- a mestoli, poco alla volta. Quando è pronto, al dente, spengo  e inizio la mantecatura. Prima il burro (acido se seguite la scuola Marchesi, ma in questo caso non avete versato il vino all’inizio), poi il formaggio. Si attende e poi si inizia a lavorare di cucchiaio. Il riso è ancora molto caldo,  tende ad asciugare, perciò meglio avere sottomano altro brodo per dare la morbidezza che ci vuole. La cosiddetta onda. Man mano che la temperatura scende il riso, il riso non assorbe e possiamo controllare meglio l’onda. Non bisogna avere fretta..

Tutto qua

Per il risotto alla zucca qualche variante: taglio la zucca a cubetti e la faccio stufare coperta con un coperchio con la cipolla tritata, molto rosmarino e qualche cucchiaio di olio extravergine. Quando è morbida, tolgo il rosmarino aggiungo il riso e proseguo come un risotto normale. Poco prima che arrivi a cottura aggiungo ancora qualche rametto di rosmarino. La mantecatura con il pecorino grattugiato al posto del Parmigiano.

Appunti di cucina: scegliete la zucca Mantovana non la Napoletana, farinosa aiuterà la mantecatura…

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Risotto alla zucca, rosmarino e mantecato al pecorino.
Ingredients
  • 400g riso Carnaroli o Vialone Nano
  • 400g zucca già tagliata a cubetti
  • 20g rosmarino fresco
  • 1 scalogno
  • 1,5l brodo vegetale
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • 60g Pecorino Romano grattugiato
  • 3 cucchiai olio extravergine d’oliva
  • 60g burro

Instructions
  1. Riscaldare il brodo vegetale
  2. Rosolare lo scalogno tritato
  3. Aggiungere la zucca tagliata, il rosmarino, coprire e stufare per 15 minuti a fiamma bassa
  4. Togliere il rosmarino, aggiungere il riso, alzare la fiamma e tostare per qualche
  5. Versare il vino bianco e far evaporare l’alcool
  6. Iniziare a versare il brodo a mestoli.
  7. Qualche minuto prima che il riso arrivi a cottura aggiungere ancora qualche rametto di rosmarino
  8. Quando il riso è al dente, togliere dal fuoco, aggiungere il burro e il Pecorino.
  9. Lasciare riposare due minuti poi mescolare aggiungendo eventualmente altro brodo caldo per ottenere l’onda

 

 

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Ossobuco in gremolata’s day

Mi era sfuggito il dettaglio! Oggi è la giornata modiale delle Cucine Italiane e l’ossobuco alla milanese in gremolata è il testimonial. Visto che siamo tutti in ritardo, lo pubblico oggi e lo cucinate domani. Classico e straclassico. Piatto unico in abbinata al risotto giallo.

Appunti di cucina storici: Nel 2007 il comune di Milano gli ha attribuito la Denominazione Comunale. Pellegrino Artusi parla della ricetta nel 1891, e nel soffritto mette oltre alla cipolla anche sedano e carota. E da lì si sono un po’ tutti sbizzarriti, fino ad includere la pancetta, l’aglio, il rosmarino e la salvia nella gremolata. Un’esagerazione, persino l’acciuga tritata…. Guardo “Cuochi si diventa”  di Allan Bay e mi rilasso, la mia ricetta è perfettamente storica.

Parlo di una fetta di carne intorno all’osso e dentro l’osso c’è il boccone più goloso: il midollo! Fetta che proviene da un taglio della zampa anteriore o di quella posteriore che si chiama geretto, più volgarmente “stinco”. Per chiarirmi le idee ho chiamato Sergio Motta (googolate il suo nome e scoprirete che star della macelleria è) : il posteriore è più tenero, l’anteriore è più gelatinoso e perciò “deve cuocere quell’attimo in più” mi dice. E mi spiega anche il perchè. I bovini a differenza dei cavalli non trottano, ma camminano usando soprattutto le zampe anteriori e trascinando quelle posteriori, che così rimangono più tenere..

Ecco gli ingredienti: 1 ossobuco di vitello a testa, 1 scalogno, 1/2 lattina di polpa di pomodoro o 2 pelati, 2 mestoli di brodo, 250ml di vino bianco, farina per impanare 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 50g di burro, 1 limone, 20g di prezzemolo tritato, sale e pepe.

Ecco la ricetta di casa per parte della nonna materna, dolce nonna, che mi parlava in milanese.  Infarino per bene gli ossibuchi, sopra, sotto e tutt’intorno, così il sugo sarà cremoso di suo.

In una casseruola ( per casseruola guardate nel glossario) riscaldo a fiamma bassa l’olio extravergine di oliva e il burro, quando questo è sciolto aggiungo lo scalogno tritato fine e lascio appassire  qualche minuto prima di aggiungere la carne. Mantengo sempre la fiamma bassa per non far bruciare la cipolla mente gli ossibuchi iniziano a dorare.

Verso il vino bianco lungo i bordi, alzo la fiamma (a questo punto nulla può bruciare) e faccio evaporare l’alcool prima di unire la polpa di pomodoro e un mestolino di brodo.  Il pomodoro se volete non mettetelo, non è obbligatorio…ma è un peccato! Faccio riscaldare, poi abbasso il fuoco, un pizzico di sale per il momento, copro con un coperchio e me ne dimentico per un’ora e mezza. Ogni tanto giro la carne, se proprio passo di lì, ma è talmente immersa nel liquido che non è un passaggio indispensabile e poi se la carne è tenera meglio non toccarli troppo, perchè tendono a rompersi e poi si litiga a tavola su come è mio e cosa e tuo.

Spengo, e arriviamo alla gremolata: un trito di prezzemolo e buccia di limone (limone non trattato e solo la parte gialla della buccia, perchè il bianco è amaro) che è il vero tocco di questa ricetta. Merito soprattutto del limone, che sgrassa al palato la salsa degli ossibuchi quasi alleggerendola. Nella mia gremolata manca l’aglio, a voi scegliere se aggiungerlo tritato finissimo o schiacciato. Sale e pepe.  Avvio il risotto e intanto i sapori si amalgamano. Ma del risotto (giallo!) parlerò un altro giorno….